ArmA 3 | La pattuglia – Parte 3 | AoR e Movimenti

Introduzione

Nell’articolo precedente abbiamo parlato di quali forme fisiche può assumere una pattuglia: le formazioni. Oggi ci concentreremo sull’ AoR (Area of Responsibility) e su come si muove una pattuglia.

AoR – Area di Responsabilità

Il nome di questo argomento lascia poco spazio all’immaginazione, ma è meglio andare nel dettaglio su cosa significa.
L’area di responsabilità non è altro che il settore che ogni singolo operatore deve avere sempre sotto controllo.
Se la pattuglia è ferma, se la immaginiamo vista dall’alto e disegniamo un cerchio che la circonda, avremo tante AoR quanti sono i componenti della pattuglia.
Se la pattuglia è in movimento, gli elementi di testa e di coda, avranno la loro AoR rispettivamente di circa 120° avanti e circa 120° dietro.
Gli elementi rimanenti, che compongono il gruppo centrale della pattuglia, avranno una AoR di circa 90° alla loro destra oppure alla loro sinistra, in modo alternato, cioè ogni elemento del gruppo centrale, escluso il primo che lo sceglierà autonomamente, avrà la sua AoR rivolta sul lato opposto dell’elemento che lo precede, così da avere sempre una visione di 360° durante il movimento.

AoR statica
AoR in movimento

IL MOVIMENTO

Ci sono quattro tipi fondamentali di movimento:
-Movimento continuo
-Movimento differenziato
-Movimento a sbalzi successivi
-Movimento a sbalzi differenziati

Al cambiare della situazione, e comunque sempre su indicazione del comandante, la scelta del tipo di movimento della pattuglia, che può essere effettuata in ogni momento, si basa su diversi fattori:
-probabilità di presenza elementi ostili
-velocità di marcia possibile
-obiettivo della pattuglia
-sviluppo del massimo volume di fuoco
-azioni possibili in caso di ingaggio
-semplicità di esecuzione in base al terreno
-tipo di armamento

A prescindere dal tipo di movimento, ci sono delle regole base che vanno sempre rispettate per evitare complicazioni.
Il contatto visivo è una di queste, va mantenuto sempre, perché arrivare su punto sensibile con metà squadra mentre l’altra è a 1km in un’altra direzione non è piacevole. Stabilire un itinerario alla partenza con punti di riferimento è d’obbligo quando ci si muove di notte, ma anche di giorno è preferibile conoscere sempre la direzione di marcia.
Un buon navigatore, che può essere anche il caposquadra, aggiorna tutti gli operatori ad intervalli regolari sulla distanza e la direzione del prossimo punto rotta. Cos’è un punto rotta lo affronteremo nel dettaglio con gli articoli sulla navigazione terrestre. Per ora vi basti sapere che il punto rotta (o waypoint) è un punto di passaggio prestabilito, quasi sempre segnato in mappa, dove la direzione di marcia cambia.

Il movimento continuo

Questo tipo di movimento è il più comune, si ha quando tutti gli elementi si muovono contemporaneamente, ed è eseguito solo quando è improbabile l’incontro di elementi ostili o comunque lontano da punti sensibili.
A questo tipo di movimento si presta bene per ogni tipo di formazione, escluse “riccio” e “spiegata”, la prima perché è una formazione da adottare in caso la pattuglia si fermi, e la seconda in caso ci sia da avvicinarsi ad un punto sensibile.
Ogni elemento dovrebbe mantenere una distanza di circa 10 metri, distanza che aumenta fino a 30 all’aumentare dell’apertura della zona.

Il movimento differenziato

Quando ci si avvicina ad un punto sensibile, si dovrebbe adottare un tipo di movimento che permetta la massima copertura durante lo spostamento. Dato che la capacità di coprire la propria AoR diminuisce all’aumentare della velocità, si deduce che stando fermi si riesca a coprire meglio il proprio settore.
Detto questo il movimento differenziato, si esegue muovendo la pattuglia in 2 o più gruppi di massimo 4 elementi, su punti prestabiliti lungo il tragitto.
Generalmente il gruppo di testa muove a tratti, fermandosi e ripartendo a seconda della situazione, mantenendo una distanza tra gli elementi di circa 10 metri.
I gruppi restanti mantengono invece un movimento continuo ad andatura regolare, ad una distanza di varie decine di metri, che si contrarrà o si espanderà a seconda della velocità di movimento del gruppo di testa.
Questo tipo di movimento è utile in caso di pattuglie numerose e un itinerario lungo con scarse possibilità di presenza di elementi ostili.

Movimento a sbalzi successivi

Questo tipo di movimento è il più comune tra le truppe terrestri quando ci si avvicina ad un punto sensibile, altrimenti può essere controproducente visto che rallenta notevolmente l’andatura dell’intera pattuglia.
Due punti a favore di questo movimento sono la semplicità di comando, in quanto il caposquadra ha visione dei movimenti dei singoli elementi, ed il mantenimento della copertura a 360° durante il movimento.
Questo tipo di movimento si esegue con gli elementi che si spostano uno alla volta, o se in coppia con una distanza laterale di almeno 20 metri, per non più di 15 metri lungo la direzione di marcia, sfruttando a proprio favore, dove possibile, la conformazione del terreno seguendo sempre due regole principali. La destinazione va sempre scelta prima di iniziare il movimento e non va mai superata la posizione del compagno che si è mosso in precedenza.

Movimento a sbalzi alternati

Il movimento a sbalzi alternati è una variante del movimento precedente.
Quello che cambia è che la posizione che si andrà ad occupare: chi sta per effettuare il movimento, dovrà essere più avanti di circa 10 metri del compagno che si trova in posizione più avanzata.
Questo tipo di movimento è forse più sicuro e più rapido del movimento a sbalzi successivi, ed è più idoneo in ambienti aperti, dove le coperture sono minori.

Le zone pericolose

Nei paragrafi precedenti abbiamo utilizzato spesso la dicitura “punto sensibile”. Uno di questi punti sensibili può essere identificato in un area ad elevato pericolo di attraversamento, come una radura molto ampia senza coperture, una strada, un ponte e altro.
Mentre si assume una formazione a riccio mantenendo una copertura a 360°, il caposquadra ed il navigatore delineeranno come prima cosa, un punto di riordino prima (punto 1) e un punto di riordino dopo (punto 2) la zona pericolosa.
Generalmente poi, due coppie di operatori si posizioneranno ai lati dell’area coprendo rispettivamente il proprio lato e creando un corridoio centrale che il resto del gruppo attraverserà seguendo le indicazioni del caposquadra, raggiungendo il punto di riordino 2. Arrivati in posizione, il gruppo fornirà copertura a 360°, con grande attenzione verso l’area appena attraversata, per permettere il raggruppamento con gli elementi posizionati in copertura.

L’itinerario

Come in tutti gli aspetti della pattuglia, anche nella scelta dell’itinerario ci sono diversi aspetti da considerare:
-numero di elementi pattuglia
-compiti della pattuglia
-tipologia del terreno
-condizioni meteo
-forze in campo amiche/nemiche
-tempistiche a disposizione

Prima della partenza, il comandante e il navigatore, stilano il piano di movimento che dovrà comprendere almeno le seguenti indicazioni; un percorso per raggiungere l’obiettivo, un percorso per l’esfiltrazione, e uno o più percorsi di emergenza in caso di ingaggi e/o imboscate.


Lo studio di mappe, immagini satellitari e ricognizioni, servirà a pianificare meglio l’itinerario, con lo scopo di evitare tutti quei passaggi che potrebbero portare a percorrere troppi chilometri o ad attraversare punti che metterebbero in posizione eccessivamente svantaggiosa la pattuglia in caso di pericolo. Passare, ad esempio, in una gola stretta, potrebbe far trovare la pattuglia nel mezzo di un’imboscata; come passare sul crinale di una collina, metterebbe gli elementi a contrasto con il cielo mettendo in risalto le sagome e rendendo gli operatori facilmente individuabili.
Come abbiamo detto, per le zone pericolose che si incontrano strada facendo, è anche utile programmare preventivamente punti di riordino, se su mappa si individuano zone ad alto rischio impossibili da evitare per raggiungere l’obiettivo, così come i punti di riordino prima e dopo di aver “assaltato” l’obiettivo.