ArmA 3 | La pattuglia – Parte 2 | Le formazioni

Introduzione

Nella parte 1 abbiamo spiegato da chi è composta una pattuglia e cosa fanno gli operatori al suo interno. In questo articolo illustreremo le formazioni di movimento e non, più importanti, che può assumere una pattuglia.
La prima cosa da capire è che non esiste la formazione perfetta, ma è più preciso dire che ognuna può essere la migliore in base all’ambiente circostante e alla situazione.

Formazione in colonna

Formazione in colonna

Partiamo dalla più comune, la formazione in colonna (o fila), è quella che vediamo più spesso anche nei film. Tutti gli operatori sono in fila indiana e si muovono seguendo l’uno i passi dell’altro.
La distanza tra un operatore e l’altro è senz’altro il fattore più variabile, in quanto avremo una maggiore distanza quanto è più spoglio l’ambiente circostante. Per fare un esempio, potremo avere una distanza di 2 metri tra gli operatori in un sottobosco fitto, mentre avremo una distanza di 30 metri in un campo aperto. Questo perché in un sottobosco fitto, una distanza ridotta permette di avere un contatto visivo costante con l’operatore che ci precede riducendo la possibilità di disunire la pattuglia. Al contrario, una distanza maggiore evita che troppi operatori si trovino nel punto scoperto, come può essere una radura tra due zone boschive.
I vantaggi che offre questa formazione sono quelli di aver un grande volume di fuoco laterale e la possibilità da parte degli operatori posteriori di aggirare l’obiettivo in caso di ingaggio frontale.
Di contro bisogna dire che questa formazione non permette una perfetta comprensione dei comandi, impartiti dal caposquadra, soprattutto da parte dei componenti più arretrati.

La formazione aperta

Formazione aperta

Questo tipo di formazione offre, al contrario della colonna, una facilità di comunicazione con tutti gli operatori.
Si sviluppa generalmente con il comandante al centro, affiancato dal marconista/navigatore, e i restanti operatori a formare un perimetro, lasciando una distanza dal centro di circa 50 metri.
In questo caso, al contrario della colonna, è possibile avere un grande volume di fuoco in ogni direzione e la distanza tra gli operatori, fa si che questi possano spostarsi velocemente verso il fronte d’ingaggio.
Una variabile, la cosidetta formazione “a riccio”, è molto utile in caso di fermi e difese di punti sensibili, visto che permette la copertura un volume di fuoco a 360°.
L’unico svantaggio di questa formazione, è quella di essere completamente inutile e deleteria in un ambiente boschivo fitto, in quanto limiterebbe il contatto visivo tra gli operatori.

Formazione a scalare (destra o sinistra)

Formazione a scalare

Questa formazione, insieme alla colonna, pur essendo una delle più utilizzate negli eserciti di vari paesi, richiede un buon affiatamento e una grande coordinazione di movimento tra gli operatori.
Muovendosi nella direzione di marcia, gli elementi sono scalati, a destra o a sinistra, e distanziati, permettendo agli operatori non sotto ingaggio di muoversi velocemente sulla minaccia, oppure di ripiegare nella direzione opposta avendo sempre la copertura del resto degli elementi.
Di contro, proprio come nella colonna, soffre nella trasmissione delle istruzioni da parte del comandante, ed esattamente come la formazione aperta, è svantaggiosa in ambienti chiusi, in quanto rischia di scomporre eccessivamente la formazione.

Formazione spiegata o d’assalto

Formazione spiegata

Più che di una formazione di pattugliamento, parliamo di una formazione utilizzata principalmente durante il movimento verso un punto sensibile (volgarmente detto l’assalto).
In prossimità del punto, o comunque in un punto stabilito dal comandante, gli operatori formano una riga, dividendosi principalmente in tre gruppi. I gruppi laterali (destra e sinistra), compiono una semicurva arrivando sull’obiettivo dai lati, mentre il gruppo centrale fornisce fuoco di soppressione avanzando direttamente. Nella parte posteriore del gruppo centrale, il comandante coordina i movimenti iniziali, ma una volta sull’obiettivo, ogni gruppo deve essere in grado di operare individualmente e rapidamente.
Se la pattuglia è numerosa, alcuni elementi possono sganciarsi, posizionandosi in punti vantaggiosi, per offrire una copertura più ampia agli operatori sull’obiettivo. Quest’ultimo accorgimento, è utile soprattutto quando, dopo la conquista dell’obiettivo, la squadra debba muoversi in senso opposto alla direzione di arrivo.

Nel prossimo articolo focalizzeremo l’attenzione sui movimenti e le AOR (Area of Responsability).